Se ne sta parlando tanto, che forse questo intervento risulterà quanto meno superfluo. Ma sento l’esigenza di esprimere la mia opinione.
Personalmente non ricorrerei mai all’interruzione volontaria della gravidanza, tranne che nel caso di diagnosi mediche particolarmente infauste che, lo ammetto senza ipocrisie, non mi sentirei di affrontare.
D'altra parte sono anche convinta che non sia giusto mettere al mondo bambini che si sa già che non potranno avere una vita cosiddetta normale, o che addirittura ne avranno una breve e dolorosa. Fermo restando che rispetto chi la pensa in maniera diversa.
L’aborto è sempre stato praticato, fin da tempi antichissimi. Ed è storia purtroppo anche assai recente quella che racconta di interruzioni di gravidanza effettuate in condizioni igieniche precarissime con sistemi dolorosi e disumani, a cui è seguita anche la morte di tante madri.
Proibire l’aborto, come vorrebbero alcuni, significherebbe semplicemente far rinascere le pratiche clandestine. Occorre dunque essere realisti e confrontarsi con i fatti.
La legge 194 non deve essere toccata. È una garanzia per le donne e per la società tutta. Per quanto atroce possa suonare.
Vorrei però spostare l’interesse su un altro aspetto. Bisognerebbe lavorare sulla prevenzione. Evitare che si verifichino almeno alcune delle circostanze che fanno sentire alcune donne costrette ad interrompere la gravidanza.
Le donne dovrebbero essere meglio informate circa i propri diritti, in particolare quello di partorire e di non riconoscere il bambino senza incorrere in alcuna sanzione.
Le donne non dovrebbero essere costrette a scegliere tra un posto di lavoro, vitale per il sostentamento della famiglia, e la maternità.
Le ragazze dovrebbero ricevere una corretta educazione sessuale per evitare le gravidanze indesiderate.
Il sostegno materiale e psicologico nei confronti delle donne che, per qualunque motivo, avessero delle incertezze sul prosieguo della gravidanza, dovrebbe essere totale. Soprattutto se mancasse quello della famiglia.
E dovrebbe essere un sostegno concreto e quanto più disinteressato possibile, non ideologico, per aiutare ogni donna, ciascuna con la propria storia personale e la propria situazione socio-economica, a compiere una scelta consapevole. Qualunque essa fosse.
Non bisogna infine dimenticare altre situazioni, come le gravidanze che derivano da violenza sessuale. Qui il discorso si fa oltremodo delicato; e in questo caso, più che mai, il rispetto dovrebbe essere massimo, e così pure il sostegno.
Se simili interventi si realizzassero, sono convinta che il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza avrebbe un crollo.
La legge 194 è una grande conquista per qualsiasi Paese che voglia ritenersi civile; eliminandola non solo si regredirebbe di trent'anni (cosa che è nelle mire di più persone e su vari fronti) ma soprattutto si tornerebbe alle vecchie pratiche, con grandi rischi da parte delle donne che per un motivo o per l'altro vi devono ricorrere.
Come ben esposto dalla cara CuoreMagico, bisognerebbe mettere le persone in condizione di poter evitare di trovarsi davanti ad un bivio così doloroso. Come? Facendo prevenzione, informando e non dicendo semplicemente che esiste soltanto l'astensione. Sappiamo tutti che il rapporto sessuale tra due persone è la cosa più naturale che possa esserci, quindi basta con i tabù.
E poi non dimentichiamo la cosa più importante: la donna che si trova di fronte ad una scelta del genere merita rispetto e sostegno da parte di tutti; solo lei può sapere come si sente e le motivazioni che la spingono a dover scegliere". Saluti Spes
Per molti però è più facile criticare, mortificare, umiliare una donna che decide di abortire, senza offrirle nessuna concreta alternativa, che non siano chiacchiere e fumo.
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